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9 Giugno 2021

Come si sono evoluti i test sierologici nel periodo della pandemia di Covid19?

Dai test sierologici e anticorpali un supporto per la gestione dei pazienti esposti al virus

Nel corso della pandemia sono stati sviluppati in maniera rapida test basati su RNA e antigeni, per riuscire a fronteggiare l’emergenza in corso, test sierologici e anticorpali per identificare le persone esposte al virus.[1]

Con il passare del tempo i test sierologici sono diventati sempre più importanti e grazie alla gamma di test disponibili (test sierologici di prima e seconda generazione) (link alla pagina dedicata del sito) è possibile gestire al meglio i pazienti, monitorando la prevalenza di infezioni precedenti e verificare la risposta immunitaria al vaccino.

I test sierologici di prima generazione consentono di determinare le IgG e le IgM, fornendo informazioni sullo stato di sieroconversione del paziente che ha contratto la malattia nelle prime fasi dell’infezione.

I test sierologici di seconda generazione valutano lo stato immunitario della persona attraverso la misurazione quantitativa degli anticorpi IgG diretti contro il dominio legante il recettore (receptor binding domain RBD) della proteina Spike per la Sars Cov 2.

Con l’evolversi della pandemia è diventato sempre più importante determinare se l’infezione è stata contratta più o meno recentemente. Gli anticorpi sono un elemento fondamentale del sistema immunitario e si sviluppano in risposta alla presenza di antigeni.

Alcuni dei test sierologici utilizzati nelle prime fasi della pandemia erano qualitativi, ovvero in grado di rilevare la presenza degli anticorpi, senza determinarne la quantità, ma grazie all’evoluzione degli stessi si è arrivati a dei test quantitativi che consentono di ottenere misure più precise sui livelli di anticorpi IgG.

Questi test sono utili per rilevare il livello di immunità sviluppato, al fine di identificare i soggetti che potrebbero essere ancora a rischio di infezione o reinfezione.

I test sierologici svolgeranno quindi un ruolo sempre più importante per determinare, non solo l’immunità di gregge, ma anche i soggetti naive (non ancora entrati in contatto con l’antigene) a cui potrebbe essere proposta la vaccinazione o che potrebbero essere invitati ad osservare periodi di isolamento durante la pandemia.

I test sierologici per gli anticorpi di tipo IgM potrebbero rivelarsi particolarmente utili per la gestione precoce dei pazienti infetti: grazie ad uno studio è stato suggerito che misurando la quantità degli anticorpi IgM durante i primi giorni di comparsa dell’infezione è possibile identificare i pazienti che rischiano di sviluppare una forma più acuta della malattia, monitorandone il decorso.

 

 

 

[1] Fonte: “Evoluzione dei test sierologici nel corso della pandemia di COVID-19”, Yolanda A. Cillo, M.D, MBA, Medical Director, Core Diagnostics, Abbott.

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