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17 Aprile 2020

Prevenzione, sarà sempre più al centro della nostra vita

Sarà importante ripensare il nostro stile di vita rispetto alle patologie croniche come il diabete, respiratorie, cardiovascolari e degenerative osteoarticolari

Il tour della prevenzione, il ciclo di incontri sul territorio per la divulgazione dei corretti stili di vita e delle buone pratiche per la salute, continua la sua attività divulgativa ma in modalità on demand. Così anziché incontrare gli specialisti nelle sale pubbliche entra nelle loro abitazioni con delle interviste che sono disponibili anche in versione video.

Nell’intervista di oggi, dedicata al check up come strumento moderno di prevenzione, incontriamo il dottor Antonio Sacchetta, già primario di Medicina Interna dell’Ospedale di Conegliano e oggi Primario della Medicina dell’Ospedale San Camillo di Treviso e Specialista di Medicina Interna del Centro di medicina sede di Conegliano. Con lui, per l’esperienza vissuta sul campo, ci addentriamo anche in vari aspetti legati alle ricadute del Covid-19 sulla vita dei pazienti oncologici e cardiopatici.

Come sta vivendo il suo impegno in prima linea con i pazienti Covid 19?

Questa situazione sta cambiando il nostro modo di gestire i reparti, quelli dedicati ai pazienti COVID sono in isolamento stretto, anche da un punto di vista umano, sia nel rapporto tra i pazienti ed i loro familiari, che tra questi ultimi e gli operatori. È una sofferenza che viviamo anche noi come operatori quella di non riuscire a far stare il parente insieme al familiare ricoverato. Siamo in difficoltà psicologica, rispetto all’empatia a cui siamo da sempre abituati.

Cosa la colpisce di più di questa epidemia di nuovo coronavirus?
Vedere che a fronte di un servizio sanitario regionale che sta dimostrando di reggere alla situazione straordinaria, dall’altro lato si è sviluppata una grande gara di generosità di tutti gli strati sociali, che capiscono la situazione e vogliono in ogni modo contribuire. Un aiuto in apparecchiature, in materiali, che può esserci prezioso proprio per fronteggiare i notevoli volumi di attività.

Mai come in questo periodo sentiamo parlare dell’importanza della prevenzione. Come la si mette in pratica day by day?
Esiste una prevenzione primaria, cioè mettere in atto dei comportamenti prima che avvenga un evento negativo di salute. Questo vuol dire correggere il proprio stile di vita, influenzato dai fattori di rischio più importanti, il fumo, il colesterolo elevato, l’impatto della dieta –abbontante- e del movimento -scarso. L’attività fisica è considerata scientificamente come fattore che previene non solo malattie cardiovascolari ma le turbe cognitive, come l’Alzheimer.

C’è però anche una forma di prevenzione rivolta a diversi target di popolazione.

Ci viene incontro per certe fasce di popolazione l’attività di screening, attraverso la quale la medicina pubblica intercetta, attraverso strumenti validati, quelle patologie più a rischio. Vi rientrano la diagnosi del tumore del colon retto, del tumore al seno e del collo dell’utero. C’è infine una prevenzione che definiamo secondaria perché rivolta a pazienti che hanno già avuto un evento acuto, come l’infarto, e devono mettere in campo speciali accortezze perché questo non si ripeta.

Con l’allungamento della vita anagrafica quindi è importante cominciare a pensarci per tempo. La prevenzione comincia quando siamo sani. Cosa consiglia?

Oggi molti pazienti scelgono da soli di verificare il proprio stato di salute, ovvero di verificare quale la loro condizione rispetto alle malattie croniche non trasmissibili.

In questo momento ci troviamo di fronte all’impatto di una malattia trasmissibile, infettiva e contagiosa. Con il check up invece vogliamo indagare il nostro stato di salute rispetto a diabete, malattia respiratoria cronica, patologie cardiovascolari, degenerative osteoarticolari.

Cosa vuol dire quindi fare un check up?

Significa guardare la persona in toto e valutare i fattori di rischio per scoprire per tempo eventuali malattie croniche e patologie subdole e poter dare le indicazioni adeguate per una “correzione della marcia”, talora importante. Per fare questo, dopo una valutazione multi specialistica, serve il medico internista, che con una visione olistica sappia fare il punto della situazione globale della persona.

Un paziente cronico cardiopatico ed oncologico, in questo periodo, deve mantenere la sua terapia? Può aiutarci a fare chiarezza su questo?

Su questo tema ha avuto un ruolo negativo una certa informazione distorta, che suggeriva, in base a dati scientifici inesistenti, l’influenza negativa di certe comuni terapie con l’infettività del virus. Le società scientifiche dell’ipertensione e cardiologiche in generale sono dovute intervenire chiarendo che i farmaci che sono salvavita per il cuore non vanno abbandonati. I pazienti oncologici sono a maggior rischio di infezione del virus, nel quotidiano e non solo nel rapporto necessario con le strutture sanitarie, ma, nonostante la riduzione globale del volume delle attività sanitarie, gli interventi oncologici sono considerate urgenze, e come tali continuano ad essere effettuati nei tempi e modi consueti, mentre alcuni trattamenti con rischio di elevata immunodepressione quali i trapianti di midollo, sono ritardati ma non sospesi.

SFATIAMO UN LUOGO COMUNE: Bere tanta acqua fa bene. È sempre vero?

Il volume di acqua che beviamo deve essere commisurato alle nostre necessità.

Un podista ad esempio, al termine e durante un’impegnativa attività fisica, introduce liquidi ma anche sali, perché ha un’elevata dispersione dell’una come degli altri.  Ma chi beve tanta acqua e non ne ha bisogno, con l’urina espelle anche i sali e quindi se ne impoverisce. Una causa di abbassamento di potassio nel sangue è proprio avere poliuria, ovvero emettere tantissima urina. Un paziente con scompenso cardiaco poi, se beve troppa acqua, costringe il medico ad aumentare in modo sproporzionato l’utilizzo del diuretico. Se poi usiamo dei farmaci tipo quelli che combattono il coronavirus, che hanno una azione cardiaca che modifica la risposta elettrica del muscolo cardiaco, avere il potassio basso nel sangue ne aumenta la tossicità. Bisogna quindi non esagerare…

Ritiene di unirsi all’appello di color che sostengo #iorestoacasa

Il fatto di stare a casa limita la diffusione del virus che ha necessità di cellule viventi umane per trasmettersi. Siccome ne va della nostra economia, della nostra produttività, rischiamo di diventare tutti più poveri, dobbiamo avere innanzitutto senso civico per noi stessi, prima ancora perché ci viene imposto di stare a casa, di non trasmettere il virus, di non fare il gioco del virus: è una motivazione di solidarietà sociale oltre che sanitaria, lo voglio sottolineare. Tutti gli operatori dell salute, nella loro attività di cura dei pazienti, stanno dimostrando di avere un grande senso civico e quindi noi chiediamo a tutti i nostri concittadini di aiutarci a spegnere il virus: insieme lo possiamo fare, rimbocchiamoci le maniche stando a casa!

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