16 Giugno 2022
In questo articolo approfondiremo il caso di un giovane sportivo che a seguito di un trauma riportato durante l’attività fisica, è stato inviato a sottoporsi ad una risonanza magnetica al ginocchio sinistro.
Il paziente presentava gonfiore e blocco articolare, con conseguente limitazione della funzionalità.
Al Centro di medicina offriamo un approccio globale per trattare le diverse problematiche: iniziando da una diagnostica di eccellenza, sia per professionisti che strumentazione sino ad arrivare alla valutazione fisioterapica personalizzata per il recupero ottimale della mobilità.
La risonanza magnetica consente di avere una conferma strumentale precisa ed affidabile, poiché studia molto bene le strutture meniscali, legamentose e cartilaginee. Nel Centro dedicato alla Diagnostica per Immagini gli esami strumentali vengono seguiti da un’équipe di specialisti con macchinari all’avanguardia che consentono di ottenere immagini ad alta risoluzione. Fondamentale il confronto tra medico radiologo e tecnico per la visione dell’esame, in maniera tale da indirizzare il paziente nella maniera più adeguata.
A seguito della risonanza magnetica lo specialista ha notato un affossamento ed una frattura del piatto tibiale esterno con esteso edema.
A livello dei tessuti molli si evidenzia una rottura del menisco esterno, definita “a manico di secchio” a causa della sua forma, che nella maggior parte dei casi responsabile del blocco dell’articolazione.
Le lesioni meniscali interessano 2/3 degli infortuni alle ginocchia e di questi circa il 10% assume la conformazione a “manico di secchio” 1.
Il menisco è fondamentale per ammortizzare le forze di carico dell’articolazione: nel caso in cui si decida di procedere alla sua rimozione mediante meniscectomia, si avrà un sovraccarico che porterà complicazioni per la funzionalità.
In casi come questo, il menisco deve essere “suturato” chirurgicamente per permettere la cicatrizzazione della lesione. Ove non fosse possibile effettuare la proceduta o non risultasse efficace, si provvederà ad eseguire una meniscectomia, cioè l’asportazione di parte del tessuto fibrocartilagineo danneggiato o della sua totalità e a procedere con il posizionamento di uno nuovo.
A seguito della sutura chirurgica del menisco, i tempi necessari per il recupero diventano più lunghi in quanto, la mobilità del ginocchio non verrà ripristinata nell’immediato e sarà necessario il ricorso ad un programma riabilitativo più impegnativo.
Il principale obiettivo, attraverso il progetto individuale stilato dall’équipe multidisciplinare di Fisioterapia e Riabilitazione era quello di far ritornare il giovane all’attività sportiva nel minor tempo possibile, iniziando gradualmente a focalizzare il lavoro finalizzato al recupero della completa articolarità del ginocchio.
Sono state previste quindi delle terapie manuali utili a favorire il recupero articolare della rotula, l’estensione del ginocchio nel breve termine (per poi passare al carico e alla deambulazione) e in seguito la flessione del ginocchio nel pieno rispetto dei tempi di recupero della sutura.
A completamento di questa fase sono stati inseriti degli esercizi di rinforzo del quadricipite e di tutto l’arto inferiore, dei flessori del ginocchio, degli stabilizzatori dell’anca, del piede e della caviglia. Il percorso graduale prevede anche degli esercizi di tolleranza al carico. Nel caso di atleti, il programma degli esercizi deve essere mirato anche in base al tipo di attività specifico.
Nel caso di una meniscectomia gli accorgimenti e il percorso fisioterapico in termini di esercizi e rinforzo sono similari. A cambiare però sono i tempi che risulteranno molto più brevi, in assenza di una sutura chirurgica.
È necessario comunque mantenere una gradualità, anche per tornare a svolgere appieno l’attività sportiva, per non eccedere con i carichi in un’articolazione che si trova senza un elemento di fondamentale importanza.
1 http://www.giomi.com/Portals/Giomi/News/5/news_558/acta%20n.39%202016.pdf
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