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19 Ottobre 2017

GINOCCHIO ARTROSICO: TRATTAMENTI CHIRURGICI E FISIOTERAPIA

Ginocchio artrosico, trattamenti

Le opzioni chirurgiche tra debridement artroscopico, osteotomia e protesi e le tecniche di fisioterapia più indicate

Che cos’è l’artrosi di ginocchio ?

L’artrosi di ginocchio è un processo degenerativo cronico che colpisce l’articolazione nel suo complesso. Nel dettaglio è soprattutto la cartilagine ad esser coinvolta. Questa struttura che riveste le superfici ossee del femore, della tibia e della rotula si consuma progressivamente fino ad arrivare ad esporre l’osso stesso. Il danno artrosico colpisce molto spesso anche quelle guarnizioni poste tra femore e tibia, chiamate menischi.

L’ artrosi è fra le patologie croniche più diffuse nella popolazione e la causa di disabilità piu frequente nell’anziano. In Italia né soffre circa il 20% della popolazione oltre i 55 anni con un incidenza leggermente maggiore nel sesso femminile.

Quali soluzioni offre la chirurgia di fronte a tale patologia?

Esistono varie soluzioni chirurgiche e compito dell’ortopedico è prendere in considerazione ognuna di queste e scegliere per il singolo caso quella che offre maggiori possibilità di aver un buon risultato.

ll debridement artroscopico è sicuramente la soluzione più semplice e con minor rischio chirurgico peri e post-operatorio. Attraverso due piccole incisioni si introduce uno strumento chiamato artroscopio e attraverso una piccola fresa si esegue un lavaggio articolare Questo intervento chirurgico può dare dei buoni risultati ma solo in  pazienti altamente selezionati.

Quando invece l’arto inferiore presenta un asse di carico alterato motivo percui è sovraccaricato il comparto mediale o esterno  sarebbe sconsigliato un intervento come quello sopra descritto e bisogna orientarsi verso quella tecnica chirurgica che permette di riallineare l’arto inferiore. Tale tecnica è l’osteotomia e si esegue sezionando la tibia o il femore e spostandone i monconi in modo tale appunto da riallineare l’arto.

Anche in questo caso le indicazioni sono altamente selezionate, infatti i candidati sono pazienti normopeso e sotto i 60 anni di età e con una artrosi di grado moderato.

Quando invece la superficie cartilaginea è completamente consumata con la conseguente esposizione dell’osso subcondrale, l’artrosi è ormai in fase avanzata e bisogna orientarsi verso una protesi. Ovvero bisogna prevedere di asportare una porzione dell’osso articolare del femore e della tibia (e talvolta della rotula) sostituendolo con una superficie metallica che va quindi a rivestire lo stesso femore e la stessa tibia posizionando poi un sottile disco in plastica (polietilene) che ne permette lo scorrimento l’una sull’altra. Quando l’usura articolare coinvolge solo una parte dell’articolazione (il comparto interno o il comparto esterno) e quando l’asse di carico è discretamente allineato si può pensare di cambiare solo la parte consumata e quindi impiantare una protesi monocompartimentale.

Quando invece l’usura è diffusa e coinvolge tutto il ginocchio o quando l’asse di carico è fortemente alterato bisogna programmare un impianto di una protesi totale.

Com’è la gestione del paziente protesizzato? E’ vero che è stata migliorata negli ultimi anni?

La recente introduzione di farmaci e metodiche che permettono di ridurre il sanguinamento e il dolore postoperatorio ha reso possibile il fatto che il paziente già i prima giornata postoperatoria possa essere messo in piedi, camminare e iniziare la riabilitazione. Questo quindi indirettamente ha favorito il raggiungimento di ottimi risultati clinici ed una netta riduzione dei tempi di ospedalizzazione, che a sua volta significa maggior soddisfazione dei pazienti.

Il bisturi è realmente necessario?

L’obiettivo di ogni chirurgo dovrebbe essere quello di evitare una soluzione chirurgica quando possibile. Questo può essere possibile quando la sintomatologia è sfumata, quando il danno artrosico è poco significativo e quando le condizioni generali del paziente sono scadenti. In questi casi il trattamento infiltrativo con cortisonici o acido ialuronico può essere una valida soluzione.

Nei casi sopracitati anche la fisioterapia offre ottimi margini di miglioramento: una ginnastica specifica e personalizzata basata su una valutazione fisioterapica orientata verso scelte chinesiologiche corrette che favoriscano il riequilibrio posturale, il rinforzo della muscolatura deficitaria, che stimolino l’elasticità e l’ossigenazione dei tessuti, che migliorino l’equilibrio e la propriocezione e favoriscano il recupero della motilità articolare sono fondamentali per ridurre il dolore da artrosi al ginocchio, e sono ampiamente sostenute dalla letteratura scientifica.

Tra le attività motorie consigliamo la ginnastica dolce, esercizi di stretching a basso carico, il Pilates, la Pancafit, la ginnastica posturale e tra le altre discipline  l’idrokinesiterapia, dove le articolazioni lavorano in scarico.

La fisioterapia, sempre dopo una valutazione personalizzata, può inoltre essere utile attraverso tecniche quali il pompage, la terapia manuale e la manipolazione miofasciale allo scopo di ridurre lo stress articolare.

Tra le terapie fisiche può essere utile la magnetoterapia (su prescrizione del medico), mentre tra le ortesi può contribuire a dare un leggero sollievo (sempre nelle fasi iniziali) l’utilizzo di un tutore che permetta di scaricare l’articolazione.

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