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20 Novembre 2017

ERNIE DEL DISCO: OSSIGENO-OZONO TERAPIA, TECNICA PERCUTANEA O CHIRURGIA

ernie del disco

La diagnosi e le terapie più indicate per le ernie discali

Cos’è l’ernia del disco?
L’ernia del disco è la fuoriuscita del nucleo polposo del disco intervertebrale nel canale vertebrale, con conseguente possibile compressione di una o più radici nervose. Per evitarne l’insorgenza è necessario adottare un corretto stile di vita, evitando fumo di sigaretta, sovrappeso e movimenti scorretti. Il primo trattamento è il riposo, l’utilizzo dei farmaci antiinfiammatori e la fisioterapia. A volte però il problema è così avanzato da non rispondere a queste terapie conservative. In tali casi sarà lo specialista neurochirurgo a consigliare la soluzione migliore nel singolo paziente.

Come si diagnostica l’ernia del disco?
La Risonanza Magnetica è sicuramente l’esame “gold standard”: evidenzia la sede ed i rapporti dell’ernia con le strutture nervose con precisione molto alta. La Tomografia Computerizzata ha una risoluzione minore, più mirata all’osso che all’ernia discale, ma permette comunque la diagnosi. Una Radiografia dinamica infine ci può aiutare nel definire anche gli aspetti “in movimento”.

Quali sono i sintomi di questa patologia?
Il mal di schiena dovuto a problematiche degenerative si manifesta con:

  • lombalgia ingravescente;
  • dolori che si irradiano lungo una o entrambe le gambe;
  • dolori che si irradiano alle braccia;
  • difficoltà a camminare a causa del dolore o della mancanza di forza alle gambe;
  • formicolii alle braccia o alle gambe.

Quali sono i fattori di rischio che influenzano l’insorgere della malattia?

I fattori di rischio dell’ernia discale possono essere:

  • modificabili: come il fumo di sigaretta, l’obesità, i movimenti e le posture scorrette; quindi si può agire per cercare di prevenire la malattia;
  • non modificabili: come età o familiarità.
    In particolare ciò che incide molto sono le scorrette abitudini di vita, le posture mantenute a lungo durante il giorno o al lavoro, i movimenti utilizzando carichi pesanti che sovraccaricano la colonna.

Come prevenire la patologia?
E’ stato dimostrata l’utilità di un corretto stile di vita, per quanto concerne postura e movimenti, per controllare il decorso della degenerazione artrosica del rachide. In particolare è bene mantenersi in movimento, attivi, idratati, alimentarsi con alimenti contenenti calcio per evitare fratture vertebrali.

Quali sono le terapie per le ernie del disco?

  1. Ossigeno-ozono terapia paravertebrale. Si tratta di una metodica ambulatoriale, che implica un disagio ed un impegno minimo per il paziente, che consiste in una serie di iniezioni paravetebrali di una miscela di gas di ossigeno ed ozono appunto, con frequenza settimanale, senza alcun impedimento nello svolgimento delle normali attività. E’ indicata nei casi di lombosciatalgia lieve, o nei casi ad alto rischio chirurgico o in chi preferisce non farsi operare. La letteratura evidenzia chiaramente l’efficacia antinfiammatoria naturale dell’ozono che dopo alcune sedute, determina la riduzione, fino spesso alla scomparsa, del sintomo dolore.
  2. Ossigeno ozono-discolisi e radiofrequenza pulsata (PRF). Si tratta di procedure mini invasive percutanee, che prevedono di portare il paziente in sala operatoria, risolvendo però il problema mediante l’utilizzo di aghi e sonde molto sottili, introdotti nella schiena sotto assoluto controllo radiologico. Nello specifico si introduce ossigeno ozono mirato al disco intervertebrale per asciugare l’ernia discale o stimolazioni in radiofrequenza sulla radice allo scopo di anestetizzarla. Sono procedure in regime di day surgery, dove il paziente la sera stessa viene dimesso. Le metodiche permettono di risolvere il problema in un’unica seduta, con minima invasività, immediato rientro alle quotidiane abitudini di vita, esponendo il paziente a rischi molto bassi.
  3. Microdiscectomia. Si tratta della soluzione chirurgica definitiva, nei casi con deficit neurologici o ernie che non rispondono ai trattamenti percutanei. In questi casi lo specialista deve disporre di questa metodica che permette, in anestesia generale, con un’incisione ed un accesso minimo ed una ospedalizzazione di due giorni, di rimuovere completamente l’ernia discale risolvendo immediatamente il conflitto con la radice nervosa. I rischi sono leggermente maggiori rispetto ad un approccio percutaneo, con tempi di recupero di circa un mese, a fronte però di un’alta percentuale di successo e risoluzione immediata del dolore.
    La padronanza di tutte queste tecniche in una sola figura professionale, è al giorno d’oggi indispensabile per poter risolvere il problema nel migliore dei modi.

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